L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro

hmm dunque…. il lavoro posto come primo ed essenziale impegno della repubblica.
Il lavoro…. Certo è importante, per noi. Oggi è importante soprattutto per avere il “di più” che la società spaccia come “necessario”
Ma c’è qualcosa di più importante; qualcosa che le repubbliche dovrebbero davvero porre come primo obiettivo fondamentale di un’aggregazione di uomini: la continuità della vita.
Vita intesa nel più largo senso del termine, ovvero la vita del pianeta, l’equilibrio tra richiesta e offerta di risorse, la parità dei diritti umani di tutti i popoli e le razze, il rispetto della vita di tutte le forme viventi, l’impegno ad usare le nostre capacità intellettive per proteggere chi non ne ha.

Questa è la reale priorità, cui poi segue il bisogno di produrre per poter consumare. Consumare quanto? Il calcolo è semplice: siamo 6 miliardi di persone al mondo, quindi dovremmo consumare, ogni giorno, un seimiliardesimo di risorse “rigenerabili”. Ovvero, se il Pianeta è in grado di rigenerare sei miliardi di unità al giorno (pur possedendone mille miliardi), dovremo consumare 1 unità al giorno a testa. Semplice no?

OGNI REPUBBLICA, OGNI STATO, OGNI PAESE dovrebbe avere tale priorità, in modo da generare un timido e modesto ma continuo, perenne ed innegabile benessere, fruibile da tutte le persone.

Certo, anche quelle persone che oggi muoiono ogni giorno in quei Paesi che consentono a noi di avere più gadget che cibo !! Anche quei bambini che, non essendo i nostri figli diretti, nascono e muoiono nel nulla, di nascosto, in silenzio, scandalizzandoci meno di un incidente stradale in svizzera in cui i conducenti si sono rotti un braccio e un piede.
Difatti, il livello di civiltà (reale, non ecclesiastica o morale) della nostra società è pari a zero: ci rispettiamo (non è vero ma ci proviamo) all’interno delle nostre mura, consumando letteralmente le risorse e la vita di altri. Siamo allo stesso livello di quando esisteva la schiavitù; l’unica differenza è che oggi ci pensa qualcun altro a sporcarsi le mani, offrendo a noi esclusivamente i frutti di tale porcheria. Perchè? Semplice: perchè ci guadagnano tutti. Gli schiavisti di più di tutti, e poi i consumatori.

 

LA COSTITUZIONE

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul rispetto dei diritti di ogni forma di vita. Il lavoro degli uomini è volto principalmente ad assicurare che tale diritto, innegabile, venga rispettato ed abbia una continuità nel tempo. L’Italia intesa come insieme di uomini, animali e territorio, si impegna a difendere sè stessa da sè stessa e da agenti esterni, da sfruttamento, consumismo sconsiderato e distribuzione sbilanciata di beni e benessere. La meritocrazia viene regolata da una ridistribuzione spontanea dei beni volta ad assicurare a tutti, ovvero esseri umani, animali e natura (definiti Popolo Italiano) una vita dignitosa ed una sicurezza economica che consenta di sopravvivere e vivere in modo quieto e privo di sofferenze dovute alla mancanza di risorse essenziali.
L’Italia si impegna inoltre a consumare, anno per anno, le sole risorse rigenerabili del Pianeta, considerando un consumo medio a livello globale. Ogni uomo, donna e bambino, accettando di essere Italiano, è obbligato ad accettare tale direttiva, a eventuale discapito di tutto ciò che non è essenziale o utile per la sua sopravvivenza, anche nonostante un livello meritocratico sopra la media.
I rappresentanti del popolo devono principalmente rappresentare le esigenze del popolo. Per questo motivo il loro incarico sarà caratterizzato da impegno, sofferenza e lavoro di carico molto superiore alla media, con uno stipendio che garantisca un livello di vita medio, dignitoso, normale. Nessun mezzo, particolare attenzione, immunità e favoritismo è dovuto ai rappresentanti del popolo, che, in caso di problemi di qualsiasi genere, esattamente come tutti gli italiani, si rivolgeranno alle autorità.
La religione può esistere all’interno della società a patto che rispetti le presenti direttive di pace, armonia e bene comune. Tutte le sfaccettature morali, personali e individuali proposte dalla religione devono restare nell’ambito della religione stessa, che, per natura, è un credo personale e assolutamente discutibile, in quanto, appunto, un credo. Anche per le strutture ecclesiastiche, che non possono possedere nulla, in quanto enti comunitari e spirituali, vale la regola della redistribuzione dei beni in modo imparziale e assistenziale. (…)

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